
Sono stati selezionati i progetti iscritti alla 4. edizione di Nord/Est/Doc/Camp, il laboratorio di consulenza e tutoring per documentari medio e lungometraggi prodotti e co-prodotti in Triveneto, che si è affermato come appuntamento e opportunità unici per produttori e autori del territorio!
I quattro progetti selezionati, che intraprenderanno un percorso di consulenza e promozione con tutor qualificati e professionisti del settore, sono: Grand-Popo di Nuno Escudeiro (produzione Helios Sustainable Films, Bolzano), Mia sorella è un pirata di Jacopo Mutti (produzione Jump Cut, Trento), Quando è pronto, il fieno canta di Letizia Buoso (co-produzione Headline, Rovereto, e Okta Film, Trieste), e Sonic Silence di Alessandro Ambroggi e Ludovico Chincarini (produzione Orango, Verona).
Oltre a coprire le regioni e province a cui si rivolge il laboratorio, la selezione coinvolge anche co-produzioni internazionali: la società portoghese Bam Bam Cinema e francese Solent Production per Grand-Popo, e la produzione svedese Sisyfos Film per Mia sorella è un pirata.

Grand-Popo
Regia: Nuno Escudeiro Produzione: Helios Sustainable Films (Bolzano) Co-produzione: Bam Bam Cinema (Portogallo), Solent Production (Francia)
Grand-Popo, in Benin, è stata costruita su una stretta penisola tra l’Oceano Atlantico e il fiume Mono, dove la linea di costa arretra anno dopo anno. Secondo testimonianze orali, nel corso dell’ultimo secolo l’oceano ha inghiottito quasi diciotto chilometri di terra, cancellando case, luoghi sacri e tracce del passato della città. Il film segue una comunità la cui vita è indissolubilmente legata al mare e alle cosmologie ancestrali che definiscono il senso di casa e quello di perdita. Evra, un cantautore, si sente chiamato dai suoi antenati a rimanere e proteggere il villaggio, ma è combattuto tra la responsabilità verso la sua famiglia e il compito impossibile che gli è stato affidato. Roger, una guida turistica, preserva la memoria della città attraverso racconti in cui mito e storia si sovrappongono. Kpesoui, una sacerdotessa Vodun, conduce rituali volti a ripristinare l’equilibrio tra gli esseri umani, gli spiriti e il mare. Mentre il mare avanza e le infrastrutture statali ridisegnano la linea costiera, il villaggio entra in un momento di profonda incertezza. Le promesse di protezione coesistono con il rischio di una perdita irreversibile e non si intravede una via chiara.

Mia sorella è un pirata
Regia: Jacopo Mutti Produzione: Jump Cut (Trento) Co-produzione: Sisyfos Film Production (Svezia)
Una bandiera nera con un teschio sventola da una finestra, tra le tante anonime di un palazzo di Milano. Dentro, mia sorella ed io abbiamo trasformato la casa in una nave pirata: i vestiti stesi al vento diventano vele, le stanze cambiano forma, e le stoviglie fanno parte dell’equipaggio. È questo il mondo che ha iniziato a prendere forma quando mia sorella Carmen mi ha chiesto di aiutarla a organizzare un LARP, un gioco di ruolo dal vivo. Cercavo un modo per riavvicinarmi a lei, e fare un film era la mia occasione. Le ho proposto un patto: io l’aiuto a costruire il suo LARP, lei mi aiuta a fare questo documentario, che diventa un gioco di ruolo tutto nostro. Così nasce Mia sorella è un pirata, per raccontare cosa succede quando due fratelli decidono di non stare più al gioco degli adulti — e ne inventano uno tutto loro, come facevano da bambini. Mentre il LARP prende forma, ci scambiamo la cinepresa come in un gioco a turni, trasformiamo i gesti quotidiani in rituali, e lasciamo che l’immaginazione modifichi le regole del reale. Il gioco diventa uno spazio di confronto tra il mondo imprevedibile dell’infanzia, che Carmen custodisce, e quello rigido dell’età adulta, da cui io cerco di disertare.

Quando è pronto, il fieno canta
Regia: Letizia Buoso Produzione: Letizia Buoso (Milano) Co-produzione: Headline (Rovereto), Okta Film (Trieste)
Poco oltre il 46° parallelo Nord, la zolla Africana e quella Euroasiatica collidono, formando una valle orlata da picchi fatti di coralli e stelle marine: anche mia nonna è nata qui, nel 1906, austroungarica, e ne è migrata via, italiana, negli anni ‘20. Un secolo dopo vedo perché. Nel 2014, salgo per la prima volta nella valle a cercare cosa le sia accaduto, posso vivere alla sede del Parco di Paneveggio e, attraverso l’incontro con la comunità di oggi, raccolgo i primi frammenti. Fino al 2018, quando la Tempesta Vaia scavalca le cime e si schianta sulla foresta, apre sentieri tra i non detti, rende evidenti fantasmi e sopravvivenze. Muta il mondo che formiamo stando insieme, tra famiglie e specie, tra passato e presente, interconnessi: i silenzi cambiano significato, ripercorro con altri occhi gli archivi, vedo emergere un filo comune. Il film lo restituisce in 10 capitoli, mentre il Mediterraneo è diventato un hot spot del pianeta e torniamo a desiderare la Guerra, la Terza Mondiale.

Sonic Silence
Regia: Alessandro Ambroggi, Ludovico Chincarini Produzione: Orango (Verona)
Alen, 45 anni, tatuatore, vive a Bihać, in Bosnia. Aveva solo 10 anni quando il padre è scomparso durante la guerra, senza mai tornare. È una delle oltre 7500 persone scomparse nella guerra di Bosnia. Da oltre trent’anni Alen cerca i suoi resti. Lo zio Jasmin, reduce e il figlio Irfan,10 anni, lo sostengono. Da più di vent’anni Alen setaccia le foreste vicino al ponte di Loskunsk con un metal detector. Nel 2025 pubblica un video su Facebook offrendo diecimila euro a chi fornisca informazioni verificate sul luogo di sepoltura del padre. Risponde un ex-disertore dell’esercito della Republika Srpska. Dopo 32 anni Alen trova una fossa comune, scavando illegalmente e senza il supporto delle istituzioni. La polizia ora deve intervenire. Il momento che Alen aspettava da 32 anni è finalmente arrivato? Alen si scontra ancora una volta con il sistema politico bosniaco, kafkiano e paralizzante. Riuscirà a riconciliarsi con il suo passato?
Il comunicato stampa è disponibile per la lettura a questo link
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